Storie

La Rimini di Fellini ammirata con i suoi occhi…

Un apparente paradosso: Federico Fellini amava al tal punto Rimini, da non aver mai girare nessuno dei suoi capolavori nella cittadina romagnola.

 

Sebbene le sue pellicole siano intrise di atmosfere e immaginazione legate all’infanzia provinciale, la loro realizzazione è stata compiuta altrove. Tuttavia ammirando la produzione artistica e le ricostruzioni sceniche è possibile ritrovare il preziosissimo legame del Maestro con la sua terra, attraverso una mappa dei luoghi felliniani riminesi, prima del suo trasferimento a Roma.

Il viaggio della memoria nella Rimini di quegli anni inizia tra le stradine del Borgo San Giuliano e il mare di fronte al Grand Hotel, una sorta di filo ideale che annoda l’infanzia e l’adolescenza felliniana. 

Al civico numero 10 di via Dardanelli troviamo la sua casa natale. Proprio questo borgo, interamente restaurato, ogni due anni, a settembre, diventa il set della famosa Festa de Borg, che racconta e fa rivivere le magie felliniane. E’ incantevole passeggiare senza meta per questi vicoli, dove numerosi murales perfettamente conservati raccontano le storie e le scene tratte dai film di Fellini.

 

Ci spostiamo in Piazza Ferrari dove troviamo il Monumento ai Caduti: “Questo è il monumento della Vittoria, andavamo a vederlo tutti i giorni...e io me lo sognavo anche la notte”, racconta la voce fuori campo di Titta, il “doppio” di Fellini in Amarcord. Ci svelano un aneddoto: pare che le curve prorompenti di un fondoschiena del monumento turbarono il regista, al punto che l’opera memoriale verrà riprodotta fedelmente nella Rimini di Amarcord. 

Il nostro viaggio prosegue in via Gambalunga fino a giungere nella celebre Piazza Cavour, che fu ricostruita a Cinecittà per girare alcune celebri scene sempre di Amarcord. Gli amanti delle pellicole di Fellini ricorderanno senz’altro il pavone posatosi sulla fontana ghiacciata della Pigna, tutt’oggi storico punto di riferimento dei riminesi, da generazioni.

A due passi da Piazza Cavour proseguiamo trovando un altro luogo caro al cineasta: la Rocca Malatestiana, che Fellini stesso descrive come “piena di ladruncoli e di ubriachi. Davanti alla Rocca c’era un piazzale polveroso, sul quale sostavano i circhi”. L’impatto è completamente diverso oggi giorno, dove il Castello Sismondo, sede di numerose mostre e iniziative culturali a livello nazionale, domina una piazza ordinata e sicura. La Rocca viene riprodotta da Fellini all’inizio del film I clowns, quando il protagonista bambino scopre il tendone del circo: l’“annunciazione”.

Poco più in là, sul Corso d’Augusto, finalmente arriviamo al Cinema Fulgor dove Fellini da bambino vide il suo primo film, Maciste all’Inferno, seduto sulle ginocchia del padre, come racconta in Roma. Ed è proprio quel cinema il teatro in cui corteggerà la bella Gradisca in Amarcord. Un luogo ormai mitico ed evocativo nel quale il regista venne a contatto con quella forma d’arte che esalterà il suo talento, rendendolo celebre in tutto il mondo per le emozioni che è riuscito a sprigionare.  

 

Chissà quante volte Fellini da ragazzo passeggiava sul lungomare, dando forma e direzione al suo magnifico immaginario. In fondo Rimini è la sua spiaggia e lo è sempre stata. Il porto, ad esempio, è sede della passeggiata invernale degli irriducibili Vitelloni e delle bravate motociclistiche di Scureza di Amarcord. Ma soprattutto il Grand Hotel, immortalato in Amarcord e simbolo di tutti i desideri “proibiti” del regista che qui soggiornava nella suite numero 316, ogni qualvolta tornava in città, commentando: “Le sere d’estate il Grand-Hotel diventava Istanbul, Bagdad, Hollywood” disse, ricordando questo luogo mitico della sua adolescenza”.

Rimini troppo spesso viene superficialmente immaginata come chiassosa fabbrica del divertimento notturno; in realtà offre una ricchezza storica e culturale notevolissima. Passeggiando per il centro storico abbiamo modo di apprezzare un altro monumento inserito in Amarcord: in Piazza Tre Martiri (l’antico foro di Rimini), troviamo il tempietto dedicato a Sant’Antonio del 1518, nel luogo in cui la tradizione vuole sia accaduto il miracolo della mula. Ricostruito più volte, fronteggia la chiesa detta dei Paolotti, dove i miracoli riminesi del Santo sono illustrati da grandi affreschi di allievi di Achille Funi (1972). 

Il nostro viaggio della memoria alla ricerca delle atmosfere e della poesia che oggi rivivono attraverso i capolavori di Federico Fellini si conclude al Tempio Malatestiano, nel cuore della città, che ispirò la chiesa che appare nella sequenza iniziale di Amarcord, con Giudizio che recita la poesia delle "manine". 

Autore

Massimo Fellini
Massimo Fellini

Pubblicista freelance, social media manager nonostante tutto. Tw: @MassimoFellini

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