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Viaggio in un Secolo di Grande Fotografia a Reggio Emilia

Immaginate un Palazzo dove è raccolta tutta la storia della fotografia, un "tempio" che custodisce 100 anni di scatti..Questo luogo esiste e si trova all'interno di Palazzo Magnani a Reggio Emilia. 

Si tratta della mostra "Un Secolo di Grande Fotografia", una collettiva che presenta 150 opere selezionate tra le oltre 600 acquisizioni della collezione FOTOGRAFIS di Bank Austria - Unicredit Art Collection, una delle più prestigiose collezioni europee di fotografia storica internazionale, normalmente custodita all'interno del Museo d'Arte Moderna di Salisburgo. Grazie alla collaborazione tra il Museo austriaco e la Fondazione Magnani (e con la collaborazione della Provincia di Reggio Emilia), oggi queste immagini sono presenti per la prima volta in Italia. L'esposizione rimarrà allestita fino al 13 luglio 2014 e merita senza dubbio una visita. Noi siamo stati alla presentazione e vogliamo condividere la nostra esperienza..venite? 

Entriamo nel Cinquecentesco Palazzo e saliamo la scala a chiocciola che porta al primo piano. Qui i curatori Margit Zuckriegl e Walter Guadagnini ci guidano attraverso una serie di stanze che, seguendo un ordine cronologico, condensano e ripercorrono l'evoluzione della fotografia dalle origini fino agli anni Trenta. 

In mostra sono presenti pezzi che hanno davvero fatto la storia della fotografia, di quelli che possiamo trovare sui libri d'arte: "The Steerage" di Alfred Stieglitz (1907), "Cyclamen, Mrs. Philip Lydig" di Edward Steichen (1913), alcune Rayographs di Man Ray come "Gun with Alphabet Squares" (1924), "Ohne Titel" di Madame d'Ora (1925), gli ortaggi del primo Edward Weston come "Cabbage Leaf" (1931), "Distortion no. 40" di André Kertész (1933), il "Selbstportrat" di Herbert Bayer (1932) presente anche nella locandina, tre opere di Weegee tra cui "The Critic" (1943) e quattro famosi scatti di Diane Arbus tra cui le "Identical Twins" (1967).

Eppure questa mostra è e va interpretata come un corpus unico, "un corpo fisico intero, con gambe e braccia che si compongono insieme", come ci ha rivelato la stessa Margit Zuckriegl.

Il percorso parte con gli iniziatori del mezzo e i primi grandi protagonisti della seconda metà del XIX Secolo, quando la fotografia era concepita prevalentemente come uno strumento scientifico in grado di raccontare la realtà come mai in precedenza, in grado di mostrare ciò che prima era invisibile. Dalle immagini di viaggio, alla vita quotidiana, ai ritratti, i curatori ci spiegano che la fotografia di questa prima fase si pone in costante confronto con l'arte pittorica. Con l'inizio del '900 i fotografi iniziano invece ad applicare alla fotografia l'effetto dipinto alla maniera impressionista, avvicinando i due mondi artistici. Si tratta del cosiddetto Pittorialismo, i cui protagonisti (Julia Margaret Cameron, Edward Steichen, Heinrich Kuhn) cominciano ad interpretare il messaggio fotografico in chiave artistica. 

Si giunge poi alla New Vision degli anni Venti, in cui artisti come Alfred Stieglitz, Paul Strand ed Edward Weston, rifiutano gli artifici del Pittorialismo per giungere ad una Straight Photography, una fotografia diretta che si concentra sul valore intrinseco della fotografia come mezzo espressivo in sé. In queste immagini, primi piani ravvicinatissimi, punti di ripresa dall'alto e dal basso (in contrasto con la tradizionale ripresa frontale), e una precisa attenzione alla composizione delle diagonali e alla funzione di ombre e luci. 

Ed eccoci allora alla sezione dedicata alla fotografia modernista o delle avanguardie, di cui in mostra troviamo rappresentanti illustri come Man Ray, Alexander Rodchenko, Herbert Bayer e molti altri. Questi fotografi surrealisti considerano la fotografia come strumento per la rivelazione delle corrispondenze segrete che legano le cose, sovvertendo contemporaneamente le regole di vita della cultura borghese dominante. Sono opere in cui si coglie il doppio spirito che sta dietro alla cattura di un'immagine, da un lato la professionalità tecnica dell'artista, dall'altro la sua anima, la ricerca costante.

Dopo esserci persi per qualche minuto nell'ammirare questi famosi e affascinanti capolavori raggiungiamo il gruppo e procediamo con la nostra visita. Scendiamo quindi la scala a chiocciola e torniamo al pian terreno, dove la mostra si conclude con una sezione che va dagli anni del secondo Dopoguerra per arrivare fino agli anni Settanta, divisi tra fotografia documentaristica di reportage e fotografia concettuale, durante i quali emergono figure come Henri Cartier-Bresson, Margaret Bourke White, Weegee, Otto Steiner, Mario Giacomelli, Diane Arbus, Arnulf Rainer.

La mostra è allestita propri nei mesi in cui la città di Reggio Emilia vive i numerosi eventi di Fotografia Europea 2014. Anche se il festival è dedicato alla fotografia contemporanea internazionale, questa mostra si pone come evento parallelo, che ripercorre le origini di questo fondamentale mezzo espressivo e ne indaga le evoluzioni che hanno portato alla fotografia dei nostri giorni. Proprio per questo la mostra rientra nel programma del Festival, le cui mostre proseguiranno fino al 15 giugno e tra le quali vi segnaliamo l'imperdibile personale con oltre 300 fotografie di Luigi Ghirri presso i Chiostri di San Pietro e l'esposizione realizzata in collaborazione con Magnum Photos "The Magical in Passing" presso i Chiostri di San Domenico, che presenta un centinaio di scatti del grande e poliedrico Herbert List

Insomma, se siete amanti della fotografia una visita a Reggio Emilia in questo periodo è d'obbligo!

Autore

Elisa Mazzini
Elisa Mazzini

Le mie radici sono a Bologna ma amo viaggiare, sia fisicamente che con l'immaginazione, grazie a libri e film. @lelimaz

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