Storie

La Collezione Maramotti

  • Ph. Claudia Marini, Courtesy Collezione Maramotti
  • Ph. Dario Lasagni, Courtesy Collezione Maramotti
  • Ph. Dario Lasagni, Courtesy Collezione Maramotti
  • Ph. Dario Lasagni, Courtesy Collezione Maramotti
  • Ph. Dario Lasagni, Courtesy Collezione Maramotti

E' sicuramente meno strillata di altre collezioni d'arte in Italia, ma non per questo meno ricca e affascinante. Stiamo parlando della Collezione Maramotti di Reggio Emilia, un vero viaggio nell'arte contemporanea italiana e internazionale grazie alle opere raccolte negli anni da Achille Maramotti, papà della famosa casa di moda Max Mara e grande appassionato d'arte. Il museo si trova appena fuori dal centro storico della città e la visita guidata è totalmente gratuita, previa prenotazione telefonica o online.

Il palazzo in cui è ospitata la collezione è l'ex-stabilimento industriale di Max Mara, costruito nel 1957 da due architetti reggiani, Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani, con criteri ai tempi davvero all'avanguardia. Il concept dell'edificio è infatti quello di un open space, un ambiente unico privo di pareti divisorie dove si svolgeva l'intero processo produttivo, dal design alla realizzazione del modello.

Quando nel 2003 la ditta ha trasferito l'attività in una nuova sede più adatta alla cresciuta dimensione aziendale, l'edificio è stato convertito in spazio museale secondo un progetto dell'architetto inglese Andrew Hapgood, che ne ha mantenuto la struttura originale al fine di preservare la memoria storica del luogo. Per esempio all'interno sono stati mantenuti i pilastri in cemento a vista e sui pavimenti si possono ancora notare le tracce dei vecchi macchinari. Inoltre il pavimento del piano terra è un continuum tra interno ed esterno, tra giardino e ingresso al museo, a significare una continuità tra città, natura e cultura.

La collezione racchiude una serie di opere datate dalla fine degli anni '60 ad oggi, che rispecchiano il gusto artistico di Maramotti, grande conoscitore dell'arte in generale (non solo contemporanea, ma anche antica) nonché uomo dotato di un singolare sesto senso nello scoprire e anticipare le correnti artistiche dominanti del suo tempo. 

La collezione è fondamentalmente costituita da dipinti, ma vi figurano anche alcune sculture e notevoli installazioni. A piano terra sono allestite le mostre temporanee, mentre ai due piani superiori la collezione permanente, che conta circa 200 delle oltre 500 opere di proprietà della famiglia Maramotti, ed è organizzata secondo un ordine cronologico. Il primo piano è dedicato all'arte europea, soprattutto italiana e tedesca, dagli anni '60 agli anni '80; il secondo piano all'arte americana dagli anni '80 al 2000.

Cominciamo la nostra visita virtuale dal primo piano, con un 1° blocco che raccoglie gli acquisti iniziali di Achille e che ci accoglie con una scultura di Arturo Martini, "Il sogno": una fusione in bronzo della fine degli anni '50, riproduzione di un originale in terracotta degli anni '30 che fu presentato alla Biennale di Venezia.

Proseguendo incontriamo i principali artisti che hanno rivoluzionato il modo di fare arte in quegli anni: dai sacchi di juta di Alberto Burri ai tagli di Lucio Fontana, passando per Francis Bacon, Piero Manzoni, Pino Pascali. Numerose sono le opere del pittore di origini greche Jannis Kounellis; nei quadri in esposizione egli riprende il discorso della segnaletica stradale, a significare l'inizio del confronto tra arte e vita e l'ingresso della quotidianità nel prodotto artistico che prende piede in quegli anni. E ancora: il bolognese Luigi Ontani, il veneto Enrico Castellani, i romani Tano Festa, Mario Schifano, Sergio Lombardo e Cesare Tacchi.

Il 2° blocco è invece dedicato alla corrente dell'Arte Povera e a quel gruppo di artisti che negli anni '60 facevano arte con materiali presi dalla natura (come le foglie di tabacco) e dalla tecnologia (come le luci al neon): l'unione tra arte e vita si fa ancora più serrata! Qui troviamo artisti come Pier Paolo Calzolari (bolognese che opera a Torino), il piemontese Gilberto Zorio, il torinese Giovanni Anselmo. Di quest'ultimo è presente in mostra la scultura "Torsione", emblema dell'opera d'arte non come oggetto ma come divenire, come energia. Numerose sono le opere di Claudio Parmiggiani, anch'egli reggiano e legato a Maramotti da un lungo rapporto di amicizia. Nell'arte di Parmiggiani si può notare il forte richiamo alla mondo della musica e alla storia dell'arte; un esempio in esposizione è l'opera "La notte", calco in gesso che riprende l'Estasi di Santa Teresa del Bernini. 

Maramotti non solo acquistava in prima persona le opere per la sua collezione, ma cercava sempre di conoscere ed instaurare un rapporto di amicizia con gli artisti. Dal racconto che emerge dalla visita guidata si delinea una figura dotata di una grande umanità, amata e benvoluta dai suoi dipendenti e concittadini. 

Nel 3° blocco troviamo invece opere degli anni '80, periodo in cui si torna alla pittura e alla figurazione dei soggetti. Sono le correnti della Transavanguardia italiana (con il fiorentino Sandro Chia, i campani Mimmo Paladino e Francesco Clemente, il marchigiano Enzo Cucchi, i romani Ferruccio De Filippi e Carlo Maria Mariani) e del Neo-Espressionismo tedesco (con A. R. Penck, Markus Lupertz tra gli altri). Questi artisti si confrontano e fanno riferimento non solo al movimento espressionista di inizio '900 ma anche a tutte le avanguardie del periodo(Futurismo, Cubismo, Surrealismo). Essi vengono definiti "citazionisti" perché nelle loro opere amano fare rimandi ad artisti del recente passato (come Morandi, DeMaria, Boccioni, Matisse..). In questa sezione sono presenti quadri non appesi alle pareti perché dipinti su entrambi i lati.

Tornando nell'atrio del primo piano una menzione merita la grande opera di Anselm Kiefer "Buch. The secret life of Plants": una grande libro aperto, da sfogliare girandoci attorno, che riprende la teoria della relazione tra le piante della terra e le piante del cielo, ovvero le stelle. L'arte diventa così un ponte che unisce ciò che è terreno e materiale a ciò che è divino e spirituale.

Accanto, in uno spazio riservato, troviamo invece una grande installazione di Claudio Parmiggiani, "Caspar David Friedrich", omaggio appunto a Friedrich, il pittore che ha dato origine al Romanticismo. Egli ritraeva spesso barche, come metafora del viaggio di conoscenza verso se stessi, e anche per Parmiggiani le barche costituiscono un importante leitmotiv: barche enormi che di volta in volta riempie con contenuti differenti, come quella in esposizione, che presenta un accumulo di tele nere.

Passando al secondo piano, siamo accolti da grandi quadri appartenenti al Neo-Espressionismo americano, a cui sono accostati due quadri della Transavanguardia (di Chia e Cucchi), a mostrare la grande influenza che questa importante corrente artistica italiana ha avuto sulla scena artistica americana e soprattutto newyorkese. Proseguiamo poi con artisti del calibro di Jean-Michel Basquiat, James Brown e Julian Schnabel, per arrivare ad autori appartenenti alla corrente della New Geometry. Si torna così ad un'arte astratta, che riprende le correnti della Minimal Art e della Optical Art degli anni '60, con opere che giocano sulla ripetizione della forme e sulle illusioni ottiche. Tra le opere in esposizione i collage geometrici di Philip Taaffe e i colori flash di Peter Halley. 

Proseguendo negli anni '90 troviamo anche due opere della tedesca Rosemarie Trockel, un'artista che crea con materiali legati al cliché femminile della donna di casa (fornelli, filo di lana) per contestare il ruolo della donna nella società contemporanea. E ancora: Christopher Wool, Ray Smith, Annette Lemieux, Richmond Burton, Ross Bleckner, Matthew Ritchie.. Gli artisti di questo periodo operano prevalentemente per far riflettere su temi e problematiche sociali: dalle armi alla critica politica, alle questioni inter-raziali. Essi inoltre operano con una grande sperimentazione dei materiali e tecniche (smalto su alluminio, serigrafie).

Arriviamo così fino ai giorni nostri; la nostra visita si conclude qui ma la collezione Maramotti no, perché è tutt'oggi in divenire, portata avanti dai figli di Maramotti che, seguendo lo spirito avanguardistico del padre, continuano ad accrescerla di nuovi artisti e opere.

Autore

Elisa Mazzini
Elisa Mazzini

Le mie radici sono a Bologna ma amo viaggiare, sia fisicamente che con l'immaginazione, grazie a libri e film. @lelimaz

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