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24 ore a Piacenza alla scoperta di luoghi suggestivi

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Avete una giornata da dedicare a Piacenza? Eccovi qualche proposta che non vi farà pentire della scelta, anzi ciò che voglio consigliarvi esula un po’ dai tradizionali tour che solitamente vengono proposti ai turisti e quindi sono sicuro che stimolerà ancor di più la vostra curiosità.

Piacenza è una città d'arte con una storia millenaria alle spalle e dispone di un ragguardevole patrimonio artistico: sarebbe scontato, quindi, suggerirvi di visitare la splendida Cattedrale,  l’imponente Palazzo Farnese, l’ottocentesco Teatro Municipale o di farvi un selfie davanti alle statue equestri di Piazza Cavalli.

Vi propongo, invece, la visita di alcuni luoghi, forse ancora un po’ trascurati ma che meritano indubbiamente grande attenzione. Come mezzo di trasporto possiamo comodamente utilizzare la bicicletta visto che la città si presta favorevolmente agli spostamenti sulle due ruote. La prima tappa della nostra visita è di carattere religioso: partiamo, infatti, dalla Chiesa di San Sisto, caratteristico tempio rinascimentale di antiche origini sorto su un monastero benedettino fondato a fine ‘800. Sull’altare possiamo ancora vedere la copia del capolavoro di Raffaello "Madonna Sistina", eseguita espressamente per la chiesa piacentina ma il cui originale venne venduto dai benedettini nel 1754 al re polacco Augusto III.


Rimanendo in tema artistico spostiamoci verso la Galleria d'arte moderna Ricci Oddi che raccoglie oltre settecento opere di artisti dall'Ottocento ad oggi ed è una delle maggiori non solo d'Italia ma anche d’Europa nel suo genere. Una vera e propria “chicca”, che venne fondata dal nobile collezionista piacentino Giuseppe Ricci Oddi che la donò poi alla città. Per darvi un’idea della sua caratura basti pensare che al suo interno sono ospitate opere di Boccioni, Carrà, De Pisis, Morandi, Boldini…



L’ora si è fatta tarda e lo stomaco inizia a brontolare: è giunto, allora, il momento di fermarci a pranzo. Anche in campo gastronomico vogliamo andare oltre la consuetudine e così vogliamo proporvi una tipica quanto antica ricetta piacentina, la “Picula ad caval”, che presenta tra i suoi ingredienti carne di cavallo tritata, peperoni e il classico soffritto. Non certo un piatto leggerissimo ma, fidatevi, ne vale la pena!


Torniamo ad inforcare la bicicletta per smaltire un po’ delle calorie appena assunte quindi, una volta ripresa la giusta lucidità mentale, dirigiamoci verso il Collegio Alberoni, un vasto complesso architettonico che include una pinacoteca, un osservatorio astronomico, un museo di scienze naturali, una biblioteca e la chiesa di San Lazzaro. Fu voluto dal cardinale Giulio Alberoni, primo ministro del re Filippo V di Spagna, per ospitare i giovani indigenti che volevano studiare teologia e scienze sacre, e nel corso degli anni la struttura non ha mai perso tale funzione: ancora oggi, infatti, continua ad ospitare seminaristi anche se l’interesse dei visitatori è principalmente rivolto alla sua galleria d’arte.

Qui trovano posto alcuni arazzi di pregevole fattura, tra cui due arazzi fiamminghi del primo Cinquecento, e un centinaio di quadri tra cui l’"Ecce Homo" di Antonello da Messina, uno dei tre dipinti aventi il medesimo soggetto (gli altri due sono conservati al Metropolitan Museum of Art di New York e nel Kunsthistorisches Museum di Vienna) realizzati dal pittore siciliano a fine ‘400.


Prima dell’aperitivo possiamo concederci una passeggiata lungo il Facsal, il percorso che corre su una parte di ciò che è rimasto delle vecchie mura, proprio nel cuore verde del centro storico, che regala splendidi scorci per qualche bella fotografia ricordo. Per l’happy hour, invece, quale migliore cornice della già citata Piazza Cavalli? E’ vero, all’inizio avevamo detto che rientrava tra i “classici tour”, ma gustarci un buon calice di vino in quello che è il vero e proprio simbolo della città è qualcosa che merita davvero di esser fatto.

Per la cena, infine, possiamo questa volta cimentarci in un gustoso carrello di bolliti magari accompagnandolo, visto che non lo abbiamo fatto a pranzo, ad un buon bicchiere di Gutturnio, l’incontrastato re dei vini rossi piacentini. E prima di concederci il meritato riposo non potete non passare dalla “muntä di rat”, la caratteristica scalinata che collega via Mazzini alla più bassa via San Bartolomeo, che secondo antiche tradizioni popolari, veniva percorsa in salita dai topi durante le alluvioni e le piene del Po. Oggi, pur rimanendo quasi sconosciuta ai forestieri, è una delle zone più suggestive della vecchia Piacenza e vi regalerà l’ultima emozione di una giornata davvero intensa.

 

Autore

Luca Bianchi
Luca Bianchi

Giornalista freelance, speaker radiofonico e social media addicted, adoro viaggiare e scoprire posti sempre nuovi, a caccia di arte, cultura e buon cibo. Tw: @lucabianchi84

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