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“Campigli. Il Novecento antico”

Massimo Campigli è indubbiamente uno dei pittori più importanti del Novecento italiano, vittima di un’evidente contraddizione: sebbene le sue opere si trovino nei maggiori musei del mondo, la sua arte è pressoché assente dalla grande scena espositiva già da qualche anno. 

 
In concomitanza con la pubblicazione del Catalogo generale dell’artista realizzato dagli Archivi Campigli, la Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma), coraggiosamente inverte la tendenza allestendo la mostra “Campigli. Il Novecento antico”, a cura di Stefano Roffi, presso la Villa dei Capolavori (sede della Fondazione), dal 22 marzo al 29 giugno 2014. 

Un forte richiamo su un artista colto, artefice di una vita avventurosissima e decisamente inusuale nel panorama artistico offerto dal nostro paese. 

Donne, infinite donne, elegantissime, ingioiellate, eppure prigioniere: sarà questo il tema dominante della mostra. {author}

D’altronde proprio il gentil sesso è l’oggetto principale delle attenzioni dell’artista, ai limiti di un’ossessione che probabilmente affonda radici in vicende famigliari complesse, figlio di ragazza madre che per evitare lo scandalo della gravidanza illegittima, si trasferì a Firenze.

{block right} "Ho incominciato a dipingere delle donne e continuerò a dipingere delle donne. Niente altro che delle donne – scriveva Campigli -. Questo corrisponde, se voglio parlare solo di pittura, al fatto che la donna è il soggetto perfetto, che nell’arte del mondo intero ci sarà sempre la donna e l’uomo è assolutamente in secondo piano. E non potrei concepire altro". 

Il ruolo  che  le  donne  rivestono nella  sua arte è decisivo e importantissimo. La donna la vede come un essere eccezionale, ma allo stesso tempo, totalmente  e  semplicemente  un  essere  umano  dalla  grande semplicità, capace, oltretutto, di colmare il vuoto che nella vita può essere lasciato dagli uomini (da un padre).  

Cinque sezioni, grandi mosaici e ottanta opere esposte, concesse da celebri musei e raccolte private: si tratta di una mostra intenta a documentare l’intero percorso di Campigli, dagli anni venti agli anni sessanta, quando le sue figure femminili racchiuse in sagome arcaiche di grande suggestione simbolica, divengono esplicite meditazioni sull’archetipo femminile, sempre in equilibrio fra ingenuità e cultura.

Un’esposizione che mira a valorizzare la pittura di Campigli fatta di rigore e di simmetria, di armonia e di equilibrio, ma anche di una quiete interiore, dalla purezza del segno velato e da una garbata  ironia. "Vorrei  che le mie tele offrissero una consolazione" sosteneva infatti Massimo Campigli".  

 

Una vita appassionante e ricchissima di esperienze, dicevamo: tedesco di nascita, italiano di formazione, parigino per cultura, egizio, etrusco, romano, mediterraneo per elezione, Campigli nacque a Berlino nel 1895 (il suo vero nome era Max Ihlenfeld).

Abbraccia il Futurismo, parte volontario in guerra, viene fatto prigioniero nel 1916 a nord di Vienna. Riesce a fuggire e a raggiungere Mosca,  nel giugno del 1917, dov’è persino testimone della Rivoluzione d’Ottobre. In seguito diviene corrispondente da Parigi de Il Corriere della Sera. A Montparnasse, frequenta il café Le Dôme, si interessa da un lato al Cubismo e dall’altro alle opere di De Chirico. Come artista partecipa per la prima volta al Salon d’Automne nel 1921 .

Dal 1927 è in grado di poter vivere con i proventi della sua pittura. Un viaggio nell’Italia centrale lo incanta con l’arte etrusca. Nel 1936, il secondo matrimonio, con Giuditta Scalini, scultrice. Organizza regolarmente mostre in Francia, in Italia e negli Stati Uniti, a New York, e realizza affreschi a Milano e a Padova.

Rifugiatosi a Venezia durante la Seconda guerra mondiale, torna successivamente a Milano, dove incide le litografie che illustrano le poesie di Verlaine. Morì nel 1971, lasciandoci in eredità opere degne dei più grandi del secolo scorso. 

 

 

Autore

Massimo Fellini
Massimo Fellini

Pubblicista freelance, social media manager nonostante tutto. Tw: @MassimoFellini

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