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“La Ragazza con l’Orecchino di Perla” e la GoldenAge Olandese a Bologna

  • Van Goyen

Fino al 25 maggio 2014 la città di Bologna ospita, unica data in Europa, uno dei quadri più famosi e amati al mondo: La ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer.

Il quadro è giunto nella nostra città dotta dopo un tour mondiale che dal 2012 ha toccato prima Tokyo e Kobe in Giappone, poi San Francisco, Atlanta e New York negli Stati Uniti. Ora, Palazzo Fava (uno dei musei del percorso GenusBononiae) è l’ultimo appuntamento per ammirare il dipinto fuori della sua sede storica, prima del rientro al Museo Mauritshuis de L’Aia, attualmente chiuso per ampliamento e restauri.

Si tratta in effetti di un’intera mostra dedicata alla cosiddetta Golden Age olandese, di cui la tappa bolognese è la più ricca: ben 37 opere del Mauritshuis, appartenenti ai più grandi protagonisti di questo movimento artistico. Non solo Vermeer quindi, ma Rembrandt, Jan Steen, Pieter Claesz e molti altri.

La Golden Age olandese

L’Olanda del XVII secolo vide una straordinaria diffusione dell’arte pittorica, come non si era mai verificato in altri tempi e aree della storia dell’arte. La pittura superò tutte le altre attività culturali come linguaggio più adatto a comunicare la bellezza e i mutamenti sociali che il nuovo ordine sociale andava affermando. La nuova borghesia olandese non solo si appassionò all’arte ma iniziò a collezionare opere e favorì in questo modo la nascita di una ampia varietà di generi e sotto-generi pittorici specifici; pensate che solo all’interno del genere “paesaggio” sono state categorizzate oltre 30 tipologie differenti!

Andiamo allora alla scoperta di questo irripetibile movimento artistico e dei suoi protagonisti, attraverso la mostra bolognese.

Ospitata nel piano nobile di Palazzo Fava, affrescato dai Carracci, il percorso espositivo propone presenta 5 capitoli tematici, che illustrano le principali categorie pittoriche della Golden Age olandese.

Nella prima sala troviamo una sorta di racconto visivo della Storia del Mauritshuis, attraverso alcuni dei suoi quadri più importanti.

La seconda sala è dedicata ai Paesaggi. In questa categoria troviamo un’ampia varietà di scenari, dai boschi ai prati da pascolo, dalle città alle distese marine; molto diffuse in quel periodo erano anche le scene invernali, pervase da atmosfera malinconica.

La terza sala è dedicata ai Ritratti. Questa categoria è molto importante perché per la prima volta nella storia dell’arte vengono dipinte persone di ogni classe sociale. Si tratta di opere caratterizzate da realismo e da un’ampia varietà di soggetti. Tra le opere esposte troviamo anche due Rembrandt: “Ritratto di uomo anziano”, che si pone in contrasto con il raffinato stile ritrattistico di Antoon Van Dick prevalente in quel periodo, e “Ritratto di uomo con cappello piumato”, un tronie caratterizzato da un forte gioco di chiaroscuro.

Nella quarta sala sono presentati gli Interni con Figure, anche qui con un’ampia varietà di soggetti: dall’osteria di campagna alle case più lussuose. Sono scene di vita quotidiana che tuttavia spesso racchiudono un significato più profondo. Talvolta l’insegnamento è esplicito, come nel Rembrandt “Canto di lode di Simeone”, altre più nascosto o reso in maniera ironica e giocosa, come ne “Al vecchio che canta il giovane fa eco” di Jan Steen. Notevole in questa sezione è la “Ragazza che mangia ostriche”, sempre di Jan Steen, un quadro molto piccolo ma assolutamente affascinante.

La quinta sala è dedicata alle Nature Morte. Qui i soggetti, inizialmente incentrati su fiori e cibo, diventano nel tempo sempre più liberi, con l’introduzione del fondo scuro. In questo tema è esplicito il riferimento morale alla fugacità della vita, come si può osservare nei meravigliosi quadri di Pieter Claesz “Natura morta con candela accesa” e “Vanitas”.

Infine la sesta sala, dove troneggia solitario e in penombra il celebre capolavoro vermeeriano.

Johannes Vermeer

Vermeer è soprannominato “la sfinge di Delft” perché ben poco si sapeva e si sa tutt’ora della sua vita. Figlio di un mercante, nacque e visse a Delft, dove fu anche decano della locale corporazione di pittori. Ebbe 15 figli e la sua vita fu costantemente segnata da difficoltà finanziarie, fino alla morte sopraggiunta all’età di 43 anni.

In totale sono giunti fino a noi pochissimi dipinti di Vermeer, solo 36; in una carriera durata 20 anni, egli sicuramente ne produsse di più, anche se l’accuratezza delle opere indica che egli dedicava ad ogni quadro un lungo e minuzioso lavoro.

I tratti costanti della sua opera sono l’attenzione alla composizione, l’atmosfera intima e sommessa, e una resa della luce eccezionalmente raffinata. Nello sviluppo del suo lavoro, Vermeer toccò differenti stili e tecniche. Il principio della sua carriera è caratterizzato da quadri a soggetto storico-mitologico: un inizio ambizioso perché in quegli anni questa tematica era ritenuta la forma d’arte più elevata. Esempio di questo periodo si trova in “Diana e le sue Ninfe”, dichiarata come la prima opera realizzata da Vermeer e presente nella mostra bolognese, dove sono raffigurate alcune figure femminili idealizzate, visibilmente ispirate alla pittura italiana.

Dal 1656 Vermeer inizia a dedicarsi alle scene di genere e a ridurre le dimensioni delle tele: ritrae immagini di vita quotidiana e alcuni paesaggi cittadini, tra cui il celebre “Veduta di Delft”. Nel corso degli anni Vermeer affina sempre più la sua tecnica, che è contrassegnata da una sorta di “puntinismo” della luce: piccoli tocchi di colore per creare illusione di luminosità sulla superficie del soggetto ritratto.

Dal 1660 egli inizia ad utilizzare un colore meno denso, i contorni delle figure si ammorbidiscono e la luce -prima diffusa- diventa più brillante. In questo periodo si concentra su scene di interni, spesso con una giovane donna. Sono questi gli anni durante i quali dipinge la “Ragazza”.

Dal XVIII secolo l’opera di Vermeer cadde nell’oblio e venne gradualmente riscoperta solo nel corso del XIX secolo. La stessa “Ragazza” non è sempre stata così universalmente famosa ed ammirata, e nel 1881 venne messa in vendita all’asta e battuta per pochi fiorini! 

La “Ragazza col turbante”

La “Ragazza col turbante” -questo il titolo originale dell’opera- è una piccola tela, grande appena 44 cm e mezzo. Il dipinto è pervaso da un’indubbia carica magnetica: i suoi occhi grigio-azzurri sembrano catturano l’attenzione dello spettatore, mente la bocca appena schiusa e il movimento di girare il capo come per rispondere ad un richiamo conferiscono al quadro l’impressione di fermo-immagine. Il quadro pare quasi essere un’istantanea rubata: un’atemporalità del tutto attuale, che ci trasmette l’eternalità dell’attimo.

L’opera evoca bellezza e mistero allo stesso tempo. Ben poco, infatti, si sa del soggetto ritratto, enigma amplificato dalle ipotesi recentemente cresciute attorno al quadro grazie al romanzo di Tracy Chevalier del 1999 e soprattutto al film del 2003 tratto dal libro, con una splendida e conturbante Scarlett Johansson. Tuttavia, gli studiosi sostengono con certezza che la Ragazza non sia né una delle figlie di Vermeer, né la domestica della famiglia, come ipotizzato dal libro. Con buona probabilità di tratta di una figura mai realmente esistita.

Il quadro appartiene infatti alla sotto-categoria della ritrattistica della Golden Age olandese conosciuta come tronie, categoria a cui Vermeer si dedicò attorno al 1665. I tronie sono ritratti che non raffigurano una persona in particolare, bensì individui convenzionali, idealizzati. E in questo caso la “Ragazza” rappresenta l’ideale vermeeriano della Bellezza. La prova dell’appartenenza a questa sotto-categoria è attestata anche dal copricapo della “Ragazza”, del tutto inusuale per l’epoca, che le conferisce un’aria esotica.

Il suo volto è intensamente illuminato, messo in risalto dal fondo scuro e dal panno azzurro del turbante; la pennellata, libera ed espressiva, fonde delicatamente il chiaro e lo scuro, focalizzando l’attenzione sui piccoli riflessi di luce presenti negli occhi e sulle labbra della “Ragazza”.

Per il turbante, Vermmer ha utilizzato la tecnica del bagnato su bagnato, mescolando il colore -il costoso blu oltremare- direttamente sulla tela, con pennellate ben visibili. Stessa tecnica utilizzata anche per dipingere la veste, che rimane tuttavia un elemento secondario nel quadro.

Infine, una curiosità: come si può vedere, la perla dell’orecchino è molto grande e -di conseguenza- costosa, una vera rarità per l’epoca; è probabile che si tratti di una perla finta, di vetro verniciato.

Orari, ingresso e visite guidate

La mostra è aperta dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 20, venerdì e domenica dalle 9 alle 21 e sabato dalle 9 alle 22, anche se (a causa dell’eccezionale flusso di spettatori) gli organizzatori stanno valutando possibilità di estendere gli orari di apertura: info aggiornate qui.

Il biglietto di ingresso alla mostra è di tre tipi: 12 Euro ingresso semplice (13 con prenotazione) / 18 Euro ingresso alla mostra e alle altre 7 sedi del circuito GenusBononiae 21 Euro ingresso con visita guidata.

Chi lo desidera potrà in alternativa affittare un’audioguida (disponibile in italiano e in inglese), valido strumento per approfondire i quadri esposti guidati dalla voce della direttrice del Mauritshuis Emilie Gordenker e dal curatore della mostra bolognese Marco Goldin. Per i più piccoli è disponibile inoltre un’audioguida specifica, che propone una visita interattiva accompagnata dalla “Ragazza” in persona.

Attorno a Vermeer

Infine segnaliamo che a “La ragazza con l’orecchino di perla” e con lo stesso biglietto di ingresso è visibile la mostra parallela: “Attorno a Vermeer. I volti, la luce, le cose”, tributo di 25 artisti italiani contemporanei all’opera del grande maestro olandese. Allestita al piano superiore e anch’essa curata da Marco Goldin, la mostra raccoglie 4 opere per ognuno dei pittori selezionati, realizzate appositamente per questa occasione espositiva, che interpretano l’intera opera del grande maestro olandese.

Nonostante la mostra sia laterale e contemporanea a quella della “Ragazza”, nessuno degli artisti ha scelto di confrontarsi direttamente con questa specifica opera, privilegiando invece l’attenzione per i colori, i giochi di luci e ombre, le atmosfere che caratterizzano i quadri del maestro olandese. Si tratta di una mostra tra astratto e figurativo, che riporta costantemente lo spettatore al binomio antico-contemporaneo.

 

Autore

Elisa Mazzini
Elisa Mazzini

Le mie radici sono a Bologna ma amo viaggiare, sia fisicamente che con l'immaginazione, grazie a libri e film. @lelimaz

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