Storie

Gli Esclusi di Gino Covili a Bologna

"Ho voluto raccontare con tutta sincerità la mia vita, quella della mia terra, e dei suoi antichi abitatori" (Gino Covili)

A Bologna una mostra personale dedicata al pittore emiliano Gino Covili.

Gino Covili, nato e vissuto a Pavullo nel Frignano sull'Appennino Modenese, ha descritto nei suoi quadri le abitudini e i paesaggi della sua terra: uomini, animali, frammenti di natura e realtà.. Un grande pittore (da ammirare dal vivo se lo conoscete già o da scoprire se non vi ci siete mai imbattuti), oltre che un grande uomo (fu anche partigiano e combatté a fianco del comandante Armando per la Liberazione e la creazione della Repubblica partigiana di Montefiorino), che ha fatto delle sue piccole e grandi esperienze di vita un'arte inconfondibile, giunta fino a noi con la stessa esplosiva carica emotiva.

L'esposizione allestita nel Museo della Sanità, all'interno del Complesso Monumentale di Santa Maria della Vita, presenta una selezione di 36 opere del ciclo pittorico "Gli Esclusi": 140 ritratti dedicato ai ricoverati per malattia mentale, quel pezzo di umanità un tempo dimenticata e del tutto invisibile al mondo. Il Complesso di Santa Maria della Vita si trova in Via Clavature, a pochi passi da Piazza Maggiore, ed è uno dei musei del circuito GenusBononiae, famoso ai più per custodire al suo interno il magnifico "Compianto sul Cristo Morto" di Niccolò dell'Arca. Ma non è un caso che, dopo la esposizione a Palazzo d'Accursio di novembre 2013, ora sia stata scelta proprio questa come sede ideale per ospitare il ciclo degli Esclusi, visto che ci troviamo in quello che fu il primo ospedale di Bologna, simbolo per tutti i cittadini del dolore e della cura dal Medioevo fino all'arrivo di Napoleone.

La mostra è organizzata (in collaborazione con l'AUSL e il Comune di Bologna) da CoviliArte, l'associazione costituita dalla famiglia Covili nel 2000 per diffondere la conoscenza dell'opera di Gino Covili, e oggi gestita dal nipote Matteo Covili, che abbiamo avuto il piacere di conoscere in quest'occasione.

Proprio Matteo ci ha spiegato la precisa progettualità nascosta dietro alla creazione di ogni quadro, e l'originale tecnica pittorica utilizzata dal nonno, definita "tecnica mista". Covili parte dal disegno a matita, approfondisce i chiaroscuri del tratto con la china, per poi spesso passare a colori intensi, che nascono dall'unione di più pigmenti pittorici differenti: acrilico, olio, pastello, gessetto si susseguono in questa tecnica, senza un ordine necessariamente fisso, bensì alternandosi in base all'effetto finale voluto dal pittore.

Volti segnati da un tratto forte e robusto ma al tempo stesso caritatevole ed empatico, che scava nella profondità d'animo del protagonista ritratto. Mani enormi e contorte. Barbe ispide. Corpi deformati, nascosti in vestiti logori o camicie di forza. Figure rannicchiate contro il muro all'interno di ambienti rigidi. Persone sole anche quando in gruppo. Covili ritrae uomini e donne che portano negli occhi i segni della vita: sguardi smarriti, assenti, rassegnati, diffidenti, imprigionati nell'interiorità del soggetto, oppure vivi, incredibilmente lucidi e diretti verso l'osservatore.

Come racconta Leo Lo Russo, il ciclo nasce dall'esperienza diretta di Covili presso un centro di cura della malattia mentale sorto sulle colline di Gaiato (vicino Pavullo), uno dei luoghi che, sulla scia della rivoluzione di Franco Basaglia, stavano nascendo in tutta Italia per affermare una nuova idea di assistenza psichiatrica, secondo la quale l'Ospedale non doveva più essere inteso come luogo di segregazione ed esclusione, bensì come luogo dove ai pazienti viene restituita la propria identità, storia e voce tramite processi personalizzati di reinserimento familiare e sociale. Covili collabora per mesi ad uno dei laboratori di espressione e pittura di questa nuova comunità nata sul suo Appennino, ascolta i racconti dello psichiatra responsabile del centro Vieri Marzi sul vicino manicomio di Reggio Emilia, ancora aperto, e va a verificare di persona. Emerge così il ciclo degli Esclusi, nel quale, come affermato dallo stesso Basaglia, egli rappresenta l'orrore del manicomio come nessuno prima d'allora.

La mostra rimarrà allestita fino al 6 luglio 2014, è a ingresso libero tutti i giorni dalle 10 alle 19 e a nostro parere merita senza dubbio una visita. 

[ndr: gli approfondimenti del testo sono tratti dal numero 2/2014 di TecnicaMista, rivista annuale di riflessione attorno al pittore, edita e diffusa gratuitamente da CoviliArte]

Autore

Elisa Mazzini
Elisa Mazzini

Le mie radici sono a Bologna ma amo viaggiare, sia fisicamente che con l'immaginazione, grazie a libri e film. @lelimaz

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