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Museo Diocesano di Reggio Emilia-Guastalla

Reggio Emilia - via Vittorio Veneto, 6

Museo Diocesano di Reggio Emilia-Guastalla

Ingresso

Ingresso gratuito

Orari:

Aperto tutto l'anno
Chiusure: Lunedì; Aperture: Orario: martedì e venerdi 09.00-12.30, sabato dalle 09.00-12.30 e 16-19. domenica e festivi 16-19;

Contatti

Telefono: +39 0522 432654
FAX: +39 0522 402207
INFOLINE: +39 0522 402210

Si tratta di tre saloni posti al pianterreno del Palazzo Vescovile "Estense" - realizzato da Bartolomeo Avanzini a metà Seicento - con il percorso espositivo e di vasti ambienti all'ultimo piano dell'edificio, destinati anche ad ospitare le collezioni "don Cesare Salami" e "don Archimede Guasti" e alcune donazioni pervenute alla Diocesi, insieme ad una sala destinata ad accogliere permanentemente una antologia di opere dell'artista reggiano Marco Gerra. A questi spazi si aggiungerà quanto prima il suggestivo ambiente noto – forse non correttamente – come "Cappella Coccapani".

La scelta del Palazzo Vescovile quale sede museale risale molto indietro nel tempo. Fin dagli anni '30 del XX secolo si registra infatti la volontà di autorevoli personalità della Curia reggiana di raccogliere quanto era di particolare interesse artistico o a rischio di dispersione tra i beni della diocesi anche ai fini espositivi nel desiderato Museo ecclesiastico. Un primo allestimento di opere e arredi sacri venne realizzato in ambienti dell'appartamento vescovile nel 1994 e fu fruibile fino al 2000, quando il sisma rese inagibile l'ala dell'Episcopio che ospitava il percorso.

Il percorso museale
Il percorso espositivo è organizzato in modo che le opere in mostra vengano a narrare la storia della Chiesa in terra reggiana attraverso le strutture ecclesiastiche che qui hanno operato per il radicamento e la crescita della fede.

Le opere abbracciano un arco cronologico che va dal IV – V secolo fino alla seconda metà del 1500.

Una serie di capitelli del XII secolo, insieme ad una mitra abbaziale in prezioso tessuto di fabbricazione lucchese del XIII secolo, documentano le vicende del monastero benedettino di Marola fondato per volontà di Matilde di Canossa negli anni di accesi contrasti tra il papato e l'Impero.

Nella seconda sala, particolarmente ricca è la sezione dedicata alle pievi reggiane: tra le opere esposte, insieme ad una pergamena con la "firma autografa" di Matilde di Canossa e il portale di Castellarano, spiccano per importanza una serie di capitelli dovuti ad artisti attivi a livello internazionale provenienti dall'antica pieve di S. Vitale di Carpineti.

Insieme a oggetti di argenteria liturgica del '400 e del primo '500, di altissima qualità sono due splendidi piatti di ceramica urbinate della prima metà del XVI secolo, già appartenuti ai Gonzaga di Novellara opera rispettivamente di Nicolò da Urbino e di Orazio Fontana.

Fonte: redazione locale Reggio Emilia

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