Luoghi

Museo del Vino

Montecchio Emilia - c/o Acetaia Tenuta Rampata famiglia strada per Sant'Ilario, 68

Museo del Vino

Ingresso

Prezzo di ingresso: € 5.00
Ridotto 3 € per gruppi, 2 € per le scuole

Orari:

Aperto tutto l'anno
Aperture: Sono previste solo visite guidate su prenotazione contattando Alessandra Medici. La visita include le degustazioni;

Contatti

Telefono: +39 0522 942135
FAX: +39 0522 941641
www.acetaiamedici.it

Il lambrusco in mostra dalla campagna alla cantina
Nell’azienda agricola "Tenuta Rampata" di Montecchio, a circa trenta chilometri da Reggio Emilia, da più di cento anni la famiglia Medici fa vino di qualità e Lambrusco d’eccellenza: da quando, all’inizio del Novecento, il capostipite Remigio avviò una cantina per valorizzare al meglio i vigneti di casa, ubicati fra la via Emilia e i primi rilievi della valle dell’Enza. La tradizione è continuata poi con il figlio Ermete, che ha fatto conoscere e sviluppare il marchio, per arrivare ai giorni nostri con la quarta generazione. Proprio dalla secolare cura per la produzione vinicola di qualità è nata l’idea di realizzare un museo dedicato alla nobile bevanda. Inaugurato nel 2000, il museo richiama molti visitatori soprattutto stranieri, desiderosi di conoscere e gustare una delle grandi tipicità del nostro Paese.

Alla scoperta delle creazioni artigiane di una volta
Nel museo si possono ammirare attrezzi e utensili che illustrano l’intero ciclo produttivo della vite e del vino, utilizzati dalla metà dell’Ottocento fino al Dopoguerra: gli oggetti appartengono in gran parte alla famiglia Medici, ma sono stati aggiunti pezzi importanti provenienti dalla pianura reggiana e dalle aziende vicine. Pompe per travasare, strumenti per filtrare il vino e controllare la fermentazione, e ancora botti,damigiane, tini: frutto dell’ingegno dell’uomo. Si tratta di prodotti “esclusivi” perché realizzati spesso dallo stesso viticoltore per risolvere i problemi e migliorare le varie fasi della lavorazione. È il caso degli splendidi scarponi rivestiti di paglia, un sorta di prototipo degli attuali doposci: scarpe da lavoro attorno alle quali abili mani artigiane hanno intessuto una protezione in paglia. Il viticoltore li utilizzava per proteggersi dal freddo durante la potatura invernale, quando era costretto a passare lunghe giornate tra i campi. Analogo esempio è la macchina per lavare le bottiglie, un ingegnoso attrezzo che consentiva di pulirle perfettamente, in maniera profonda e rapida: pezzi unici come l’uomo che li ha realizzati. Durante l’itinerario si ripercorrono tutte le fasi produttive, dalla campagna fino alla cantina: dalle pompe per distribuire il solfato di rame, si passa ai cesti e agli scaletti per la vendemmia. Numerose ed originali per forma sono poi le tappatrici degli inizi del Novecento, le imbottigliatrici degli anni ’30 e i conta litri degli anni ’20, ma anche le bottiglie di ogni dimensione; alcune contengono ancora vino, come uno Scandiano del 1962 e un Moscato del ‘64.

Degustazioni e gite enogastronomiche
Accanto al museo non poteva mancare un centro polifunzionale per degustare il vino e i prodotti tipici reggiani, ma per il visitatore le opportunità non finiscono qui: di grande bellezza e suggestione è la vicina acetaia, dove si realizza il tradizionale Aceto balsamico di Reggio Emilia Dop. Costituita da botti di legni differenti disposte in batterie, come vuole la tradizione secolare, qui si realizzano l’invecchiamento e l’affinamento, mai inferiore a dodici anni, del prezioso "oro nero" reggiano.

Fonte: Musei del gusto dell’Emilia Romagna

Foto archivio di Aptservizi
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