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Museo Ambientale del Settecento

Piacenza - Via Roma, 80

Museo Ambientale del Settecento

Ingresso

Ingresso gratuito

Orari:

Aperto tutto l'anno
Aperture: Visitabile tutto l’anno, visite gratuite guidate per gruppi, su appuntamento.;

Contatti

Telefono: +39 0523 306137
MOBILE: +39 0523 306137
FAX: +39 0523 338935
www.spaziocosta.it

Profilo storico ed artistico
Il palazzo è situato a Piacenza in Via Roma n. 80 ed è stato commissionato dalla famiglia Costa prima del 1688. I Costa, fiorenti mercanti di tessuti e banchieri di origine genovese, furono fra le famiglie piacentine di maggior rilievo tra il Seicento e l'Ottocento. Nel 1880, con la morte del conte Giacomo, ultimo discendente della famiglia, il palazzo passò al figlio adottivo Pietro Ceresa, indi appartenne ai banchieri Raguzzi. Nel 1934 venne acquistato all'asta giudiziaria dai Maggi, ai cui eredi appartiene tuttora il piano terreno ed il secondo piano, mentre il piano nobile (piano primo) è di proprietà della Fondazione Horak, che vi ha allestito un "Museo Ambientale del '700" aperto al pubblico.
La facciata con timpano centrale è una raffinatissima opera rococò da collocarsi attorno alla metà del Settecento. L'impianto del palazzo è costituito dal consueto schema ad U. L'accesso al giardino, un tempo all'italiana ed oggi all'inglese, è delimitato da una scenografica balaustra in granito sulla quale sono collocate statue rappresentanti le Stagioni. Due sono gli accessi ai piani superiori: all'avanzato Settecento risale la scala con gradini di granito a sbalzo su pianta semiellittica, posta nell'ala sinistra del palazzo e che conduce ai piani residenziali; la ringhiera in ferro battuto è opera di Lucio Sottili. Sulla destra è invece collocato lo scalone d'onore, opera di Ferdinando Galli detto il Bibiena, dal quale si accede al piano nobile. Ornano il vano della scala quattro grandi statue, collocate entro nicchie e rappresentanti "Afrodite", "Giunone", "Flora" e "Pomona".
Al primo piano si trova un salone riccamente decorato da Ferdinando Galli Bibiena e da Evangelista Draghi. Esso presenta uno straordinario effetto di dilatazione spaziale, dato dai due ordini di colonnate dipinte tendenti ad accentuare l'altezza dell'ambiente e la profondità del vano.
Le pareti sono opera di Ferdinando Galli Bibiena, mentre il soffitto è stato eseguito da Evangelista Draghi e rappresenta le nozze di Bacco ed Arianna. Sulla parete di maggiore estensione compaiono quattro muse rappresentanti la pittura, la scultura, la poesia e la musica.

Il Museo Ambientale del '700 della Fondazione Horak
Gli altri ambienti monumentali del primo piano appartengono alla Fondazione Horak, ente senza fini di lucro. Nel Museo Ambientale, le opere d'arte sono collocate in uno spazio che appare quotidianamente vissuto, secondo i canoni tipici di questo genere museale, ancora poco diffuso in Italia, al contrario di quanto avviene in Inghilterra ed in Francia. Secondo Federico Zeri ciò costituirà la premessa del museo del futuro in quanto le opere d'arte, al momento della loro realizzazione, non nascono per essere inserite in un "museo", inteso secondo il concetto tradizionale, ma sono, da sempre, destinate all'utilizzo del committente (civile o religioso che sia) e quindi collocate in dimore o ambienti di culto. Nell'ambito delle sale museali sono visibili importanti opere pittoriche nonché interessanti arredi d'epoca che corredano le sale stesse; inoltre di grande interesse è pure l'impianto decorativo degli ambienti.

 

Sala degli Stemmi
La prima sala che si incontra è la "Sala degli Stemmi". L’impianto decorativo del soffitto è stato recentemente restaurato. All'interno della sala è posto uno straordinario lampadario settecentesco originale del palazzo e pendant con quello della successiva "Sala degli Stucchi", in legno dorato a foglia d'oro zecchino.
In questa sala è collocato un importantissimo dipinto realizzato e firmato da Salvator Rosa (Napoli, 1615-1675), uno dei più celebrati pittori italiani del Seicento, raffigurante un "Filosofo in meditazione davanti ai ruderi di un monumento classico. Altri importanti dipinti presenti nella sala sono le due nature morte (trionfi floreali) opere dello specialista Mario Nuzzi, detto Mario dei Fiori (Roma, 1603 c.-1673). E’ inoltre presente un ritratto di Filippo V di Spagna, all'epoca delle nozze con Elisabetta Farnese, eseguito da Giovanni Maria Delle Piane detto "Il Mulinaretto" (Genova 1660-Monticelli d'Ongina 1745), ritrattista di Casa Farnese. Altri tre dipinti presentano un soggetto religioso: quello raffigurante un rito battesimale è opera del fiammingo Van Coomans, mentre due sono opere di maestri lombardo-veneti del Seicento. Il dipinto di Giacinto Gimignani (1611-1681) rappresenta "Alessandro Magno che riceve la resa di un sovrano nemico".
La sala è arredata con mobili d'epoca: una commode Luigi XVI sul cui piano in marmo è posta una pendola francese di bronzo dorato al mercurio; una consolle con specchiera, in legno dorato, con un’altra pendola francese dello stesso periodo. Compaiono poi una lucerna fiorentina del Settecento ed una legumiera in argento di produzione inglese, un candelabro a cinque bracci in argento inglese dell'Ottocento, e sopra la specchiera un ritratto ovale, della fine del XVIII secolo, di un antenato della nobile famiglia genovese-piacentina dei Raggio. Infine, nella sala sono collocati un’importante ribalta con alzata (trumeau) del '700 lombardo e due grandi busti settecenteschi da altare in rame ed ottone argentato e vari reliquari ed oggetti di culto.

Sala degli Stucchi
Dalla sala degli stemmi si accede alla "Sala degli Stucchi", realizzata su bozzetti di Ferdinando Galli detto il Bibiena. Tale impianto decorativo si caratterizza per l'estrema leggerezza ed eleganza; l'effetto è sicuramente dovuto a due fattori: la mano di un grande maestro, quale il Bibiena (specialista delle decorazioni a stucco del salone della Rocca Meli Lupi di Soragna e le decorazioni del palazzo ducale di Colorno) e la abilità esecutiva delle maestranze ticinesi che, all'epoca, fornivano il miglior artigianato nel settore delle decorazioni a stucco. Nella sala campeggia un importante lampadario in legno dorato a foglia d'oro zecchino, pendant del precedente, ed al centro è posto un tavolo rotondo, probabilmente lombardo, della fine del Settecento.
La sala degli stucchi, così come tutte le altre sale, presenta un pavimento in seminato veneziano, ancora originale, ed alle sue pareti sono visibili quattro grandi dipinti raffiguranti paesaggi con rovine architettoniche (c.d."capricci architettonici") realizzati alla maniera di G.P.Panini ed incorniciati a stucco, mentre le sovrapporte, sempre incorniciate a stucco, rappresentano classiche nature morte realizzate alla maniera dei fiamminghi seicenteschi. La "Sala degli Stucchi" è arredata da una grande suite di epoca Luigi Filippo, in legno dorato a foglia d'oro zecchino, composta da un divano, due poltrone, quattro sedie ed un tavolo ovale riccamente intagliato sul quale è posto un raro centrotavola in argento Sheffield inglese ottocentesco. La sala presenta ancora il camino originale di stile Luigi XV realizzato in marmo rosa di Verona, sopra il quale è posto un orologio francese in bronzo dorato al mercurio, anch'esso di stile Luigi XV.

Sala Impero Blu
Questa sala, riallestita dalla famiglia Costa circa un secolo dopo la costruzione del palazzo, presenta ancora l'impianto decorativo originale caratterizzato dalla tappezzeria in seta blu, dalla boiserie, dal pavimento in seminato veneziano e dagli affreschi d'epoca di soggetto mitologico (le muse). Al centro, la sala presenta il grande letto di epoca impero con ai lati comodini a lira, alle pareti si notano consolles con specchiere costruite su misura per l'ambiente ove sono state collocate e da allora mai più rimosse. Nella sala è visibile un bureau a cylindre (scrittoio a rullo) di epoca impero e di provenienza francese, così come la pendola, di bronzo dorato al mercurio. Alla destra dello scrittoio ed ai lati della grande specchiera sovrastante il camino, sono poste due rare ed importanti edicole, raffiguranti i Santi Pietro e Paolo, realizzate su tavole dorate a foglia d'oro zecchino e datate 1539. Nella parete di mezzo, al centro delle finestre, è collocata una consolle impero sostenuta da due leoni alati; sopra di essa uno stipo (monetiere) del Seicento eseguito in ebano con intarsi in avorio e recante, al di sopra, un Cristo scolpito in avorio di scuola romana del Seicento. Ai lati sono visibili due reliquari settecenteschi contenenti ancora le ossa di un santo e sigillati con ceralacca recante uno stemma vescovile. Sulla parete sovrastante è posto un importante dipinto del Seicento, eseguito dal Baciccio, raffigurante una Maddalena.

Fonte: redazione locale Piacenza

Foto di Aptservizi
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