Luoghi

Museo del Prosciutto di Parma

Langhirano - c/o ex Foro Boario - Via Bocchialini, 7

Museo del Prosciutto di Parma

Ingresso

Prezzo di ingresso: € 3.00
ridotto: 1,50 € fino ai 15 anni; gratuito: portatori di handicap e accompagnatori, insegnanti accompagnatori , giornalisti assaggio di Prosciutto: € 3,00 - ridotto: € 1,80 (per minori di 15 anni) degustazione di prodotti tipici con vini € 9

Orari:

Aperto tutto l'anno
Chiusure: Lunedì; Aperture: martedì-venerdì su prenotazione e per gruppi min di 15 persone sabato, domenica e festivi 10-18 (richiesta la prenotazione per i gruppi);

Contatti

Telefono: +39 0521 355009
FAX: +39 0521 355821
INFOLINE: +39 0521 864324
www.stradadelprosciutto.it

Un’antichissima origine
Il museo si articola in otto sezioni, ospitate nell’ala est-ovest del Foro, mentre nella parte sud-nord si trovano la sala degustazione e il centro informativo della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma (www.stradadelprosciutto.it), qui si può acquistare anche dell’ottimo salume. Il percorso parte dalla sezione storica per conoscere i motivi che hanno portato il territorio parmense a produrre il prosciutto: nell’antichità questa zona fu colonizzata da popoli come gli Etruschi, i Celti Galli Boi e i Romani, che allevavano maiali. Inoltre, la natura stessa della pianura emiliana, ricca di acqua e di boschi di querce, ha favorito l’insediamento dei suini. La salatura delle carni, poi, è una pratica antichissima, iniziata dai Romani per conservarle e far fronte così ai bisogni dell’esercito.
Nel museo c’è un’intera sezione dedicata al sale, del resto il nome “prosciutto” fa riferimento proprio al processo di asciugatura della carne messa sotto sale. Grande attenzione, poi, è posta all’arte della norcineria: uccisione, pelatura, preparazione degli insaccati e di tutti gli altri prodotti. Nelle teche dedicate fanno bella mostra di sé vari attrezzi, come coltelli, uncini, stadere; c’è anche una stupenda dotazione da norcino “ambulante” del 1930, ossia l’insieme degli attrezzi utilizzati quando il norcino si recava dalle famiglie per uccidere e preparare le carni porcine. Proseguendo la visita, incontriamo una teca dedicata all’attività salumiera nel parmense dal XVIII al XX secolo. Per comprendere l’importanza del maiale per il territorio, basti pensare che proprio in seguito al continuo sviluppo dell’attività di macellazione dei suini, nel Medioevo si creò una corporazione di addetti alla preparazione e vendita dei salumi e dei grassi, detta Arte dei Lardaroli, separata dall’Arte dei beccai, che raggruppava i macellai. In questa sezione si trovano anche dipinti e fotografie d’epoca di salumieri e delle loro botteghe.

Oggetti in mostra e curiosità
Un’altra sezione del museo è interamente dedicata ai salumi di Parma. In particolare consigliamo al visitatore di osservare il disegno di Simonazzi, che rappresenta la provincia di Parma e la distribuzione dei suoi salumi sul territorio: nella zona di Langhirano e Felino, ad esempio, dove l’aria è secca perché arriva dal mar Ligure, si produce prosciutto, mentre nella bassa parmense dove l’aria è più umida troviamo culatello e fiocchetto. E proprio per il culatello e il prosciutto, salumi Dop, è presente il marchio del rispettivo Consorzio di tutela. Altri pezzi di grande valore sono il torchio per cicciolata del 1860, il mortaio e pestello per aglio, pepe e sale da concia degli inizi del ’900 e la superba affettatrice Berkel del 1929.
Di grande suggestione è la sezione dedicata alla lavorazione del prosciutto, in cui è descritta l’evoluzione delle tecniche. Fino alla seconda metà dell’800 la commercializzazione dei salumi era effettuata da piccoli commercianti, che erano anche produttori, e a questa attività stagionale si dedicavano nei mesi più freddi. Spesso, poi, la lavorazione invernale del maiale era associata a quella estiva del pomodoro per fare conserve. Da allora, naturalmente, la tecnologia è cambiata, ma il metodo da cui nasce il prosciutto è sempre lo stesso: lo si può capire dal confronto fra i due cortometraggi “la lavorazione di ieri” e “la lavorazione di oggi”, visibili presso il museo, che riescono in pochi minuti a trasmettere l’amore e l’impegno che gli abitanti riversano nelle produzioni alimentari tipiche del territorio. Ecco perché visitare il museo del Prosciutto di Parma è un’esperienza che serve a comprendere il vero significato dell’affermazione “il cibo è cultura”.

Fonte: Musei del gusto dell'Emilia Romagna

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