Luoghi

Museo della Tigella e laboratorio del Borlengo

Samone di Guiglia - Via Castello, 105

Museo della Tigella e laboratorio del Borlengo

Ingresso

Prezzo di ingresso: € 2.50
Ridotto 1 € (ragazzi fino ai 14 anni e portatori di handicap). Validità: 8 giorni dalla data di acquisto. Il biglietto si vende nei centri del Parco dei Sassi

Orari:

Aperto tutto l'anno
Aperture: Attualmente chiuso;

Contatti

Telefono: +39 059 985584
FAX: +39 059 795044
INFOLINE: +39 059 795721

Samone è uno splendido borgo medioevale ad andamento circolare, il cui nome compare per la prima volta nel 1048 in un documento ritrovato nell’Abbazia di Nonantola. L’accesso al borgo è caratterizzato da un portale ad arco che attraversa una casatorre, costruita nella seconda metà del Quattrocento a difesa dell’abitato. Sulla facciata d’ingresso durante i lavori di restauro è stata ritrovata una finestra gotica trilobata decisamente insolita e di elevata rilevanza architettonica. All’ultimo piano della casa-torre, nella suggestiva “Sala degli stemmi”, è ospitata la “Mostra della tigella”, spazio messo a disposizione del pubblico come Centro visitatori del Parco da parte del proprietario, il dottor Enrico Marchetti. Le pareti della sala sono interamente affrescate e di queste decorazioni si sono conservate vaste superfici, tra cui l’immagine di un viso ancora ignoto e due stemmi appartenenti alla famiglia dei Pio, feudatari di Carpi e di Sassuolo, signori di Guiglia e di Samone dal 1405 fino al 1525.

Strumenti rinascimentali di cottura del cibo
In questa sala, dove il tempo si è fermato all’epoca rinascimentale, fanno splendida mostra di sé le tigelle, dischi di terracotta refrattaria variamente decorati e che tuttora sono prodotti in questa zona per la cottura delle tipiche “crescentine”.
La tigella è infatti una piastra in terracotta rotonda, del diametro variabile fra i 10-13 centimetri e con spessore di circa 1 centimetro per la cottura delle crescentine (spesso erroneamente chiamate tigelle). Il percorso espositivo illustra il ciclo dei lavori connessi alla produzione delle “crescentine”, il cibo un tempo principale per gli abitanti della zona anche nei periodi di carenza di alimenti. Si possono osservare strumenti della vita contadina (trebbiatura del grano, raccolta delle castagne e molitura) e per la preparazione delle tigelle.
Ogni famiglia produceva le tigelle con il proprio simbolo di riconoscimento e, spesso, era possibile osservarle ad asciugare sulla cappa del camino prima della loro cottura. Il decoro che tuttavia si ritrova più frequentemente anche sulle moderne tigelliere in alluminio è quello della rosa a sei punte detta “Rosa Comacina”, simbolo di buon auspicio e come tale messo sul pane. Si tratta, infatti, di un simbolo dalle origini antiche, citato anche su una stele etrusca del IV secolo ritrovata nel Bolognese, che compare fin dall’epoca del bronzo.
Nel tempo, la Rosa Comacina - il cui nome deriva dal termine “Comacini” con cui venivano indicati i mastri scalpellini lombardi esperti nella lavorazione dell’arenaria - è anche divenuta d’uso comune per decorare sia elementi di pregio delle abitazioni, sia oggetti d’uso domestico. Altri motivi ornamentali ricorrenti nelle tigelle sono il gallo, i disegni con elementi vegetali, le iniziali delle famiglie, le greche e le cordonature lungo il bordo. Nel museo è possibile ammirare anche frammenti rinvenuti di tigelle risalenti all’epoca medievale,che testimoniano l’uso antichissimo di questo strumento di cottura.


La produzione di tigelle

Durante la visita ogni cosa è testimonianza di quanto la tecnica di produzione delle tigelle richieda cura e abilità, sia nella scelta dei materiali, che nell’esecuzione delle diverse fasi di lavorazione. Gli elementi naturali che la costituiscono sono l’argilla e la calcite facilmente rinvenibile sui calanchi.
Il composto ottenuto dalla miscelazione attenta di pietra frantumata e terra, impastato e battuto per alcune ore, consente di ottenere una formella pronta ad essere sagomata attraverso lo stampo di legno duro riportante il decoro. Per essere essiccata la tigella viene mantenuta, per circa un mese, in un luogo buio. Nell’ultima fase la formella viene cotta per circa un’ora.
Oggi le tigelle tradizionali sono state sostituite da prodotti industriali in alluminio, in ghisa o in pietra refrattaria, ma i palati più raffinati pretendono che le crescenti siano cotte con la tecnica antica.
Lungo il percorso è possibile osservare altri attrezzi collegati al ciclo del pane, come antiche pietre impiegate per la trebbiatura, la “pila con la stanga”, uno strumento utilizzato in passato per la sbucciatura delle castagne essiccate, la “vassora” utilizzata per separare le castagne sbucciate dalla pula. Completano l’esposizione un modellino funzionante di mulino ad acqua e di macchina per la trebbiatura del grano.


Il posto dei borlenghi
A pochi chilometri di distanza dalla Sala degli stemmi è possibile visitare un altro Centro, che accoglie il museo-laboratorio del borlengo. Il borlengo è un cibo che fa parte della cultura e della tradizione della valle del Panaro, conosciuto fin dalla preistoria, accomunabile alla schiera dei cibi legati al cibo-sole come cibo-vita di origine pagana. All’interno del centro sono esposte varie versioni di padelle, chiamate “sole”, utilizzate da sempre per cucinare questa particolare pietanza, oltre a tutti gli altri utensili ad essa legati. La tradizione, tramandata per lo più oralmente, vede il borlengo come cibo tipico del periodo di carnevale, cucinato dall’Epifania fino al martedì grasso; il termine stesso infatti sembra derivare dalla parola “burla”.
Il borlengo è stato sempre considerato un cibo povero, quasi una forma primordiale di pane. La sua preparazione è caratterizzata da un lato dalla semplicità degli ingredienti - farina, acqua e sale, a cui si è aggiunto in seguito come condimento lardo fuso, rosmarino, aglio e Parmigiano-Reggiano grattugiato - e dall’altro dalla complessità dell’esecuzione. Per chi voglia assaggiarlo o cimentarsi nella sua preparazione, accanto alla sala espositiva è allestita una sala per la cottura del borlengo, in cui su richiesta si organizzano lezioni di cucina.
Immersi nella natura dell’Appennino modenese questi centri, assieme all’attiguo Museo del castagno, offrono al visitatore l’opportunità di trascorrere una vacanza all’insegna della cultura, della gastronomia e della natura, indissolubilmente legate fra loro.

Fonte: musei del gusto dell'Emilia Romagna

Tags

Focus On