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Museo della Figurina

Modena - Corso Canalgrande, 103 c/o Galleria Civica

Museo della Figurina

Ingresso

Ingresso gratuito

Orari:

Aperto tutto l'anno
Chiusure: Lunedì; Aperture: Da martedì a venerdì 10.30-13 e 15-18. Sabato, Domenica e festivi 10.30-18;

Contatti

Telefono: +39 059 2033090
FAX: +39 059 2033087
www.comune.modena.it/museofigurina/

Il Museo della Figurina, aperto nel 1986, nasce a Modena all'interno dell'azienda Panini.
Parallelamente allo sviluppo dell'azienda, cresce la collezione personale di figurine di Giuseppe Panini, fondatore della ditta e ideatore del rinnovamento della figurina in senso moderno.
Come conseguenza dell'intensa attività svolta dal 1986 al 1991 nel campo della didattica, della divulgazione e dello studio, a livello internazionale, si impone la necessità di riorganizzare il Museo secondo criteri più scientificamente in linea con le moderne museografia e museologia.
E' così che, nel 1992, Giuseppe Panini decide, in accordo con l'azienda e il Comune di Modena, di donare la collezione alla sua città, sede naturale, in quanto capitale mondiale della figurina, di un Museo che ne documenti la storia e lo sviluppo.
Numerose sono le collezioni:
· Collezione Liebig: La ditta che più di ogni altra ha legato il proprio nome alle figurine è senza dubbio la Liebig, produttrice del famoso estratto di carne, che a partire dagli anni Settanta dell'Ottocento comincia a realizzare serie proprie, caratterizzate da scene dominate dal vaso contenente l'estratto. Avendo filiali sparse in tutto il mondo, la Liebig diffonde le sue figurine in numerosi paesi europei traducendo la scritta pubblicitaria in varie lingue. Le figurine Liebig si caratterizzeranno ben presto per il formato costante e per due elementi rimasti immutati: il barattolo di ceramica bianca contenente l'estratto e la firma blu di Liebig. Il primo periodo è caratterizzato da scene di fantasia con bambini, fiori, donne, cui segue un più studiato filone didattico con una ricca didascalia esplicativa. Fino alla prima guerra mondiale le figurine Liebig sono distribuite gratuitamente dai negozianti mentre in seguito si introduce l'uso di offrirle in cambio di buoni punto contenuti nei prodotti.

· Collezione Cigarettes Card: Il tipo di figurina detto cigarettes card, ha origine negli Stati Uniti probabilmente intorno agli anni Settanta dell'Ottocento. All'epoca, quando la produzione meccanica era agli esordi, si usava rinforzare i pacchetti di sigarette con cartoncini. Per rendere il prodotto più accattivante si decise ben presto di stamparli con immagini a colori. Le prime cards erano immagini svincolate dal concetto di serie e riproducevano soggetti singoli. Successivamente le manifatture iniziarono a produrre le cards in sequenza, su temi specifici, in modo da incoraggiare i fumatori ad acquistare la stessa marca per completare la collezione. Poiché la stragrande maggioranza dei fumatori era di sesso maschile, inizialmente i soggetti più comuni furono attrici, bellezze femminili, personaggi sportivi, uomini politici, scene di cow-boys e americani famosi fino ad arrivare a comprendere un immaginario più vasto. Verso il 1885 questo tipo di figurine si diffonderanno anche in Gran Bretagna Mentre inizialmente, intorno al 1885, si importavano dall'America figurine già pronte, di carattere geografico e zoologico con una prevalenza di uccelli tropicali, ben presto la produzione divenne autonoma. I due diversi formati di cigarettes cards corrispondono rispettivamente al pacchetto grande e al pacchetto piccolo. Questo tipico formato fu conservato anche per le figurine pubblicitarie di altri prodotti e prese il nome di trade cards.

· Collezione Bolli chiudilettera: I dischetti rotondi di carta rossa, gommati, prendono il posto della ceralacca usata fino ai primi dell'Ottocento e cambiano poi formato per adeguarsi ai francobolli, diventando quadrati o rettangolari, dentellati e non. Nati dalla necessità di sigillare la corrispondenza i chiudilettera furono un tipico fenomeno del costume italiano soprattutto durante la Belle Époque. Con il diffondersi della voga delle esposizioni e delle commemorazioni, la produzione dei chiudilettera diviene vastissima. Il Museo possiede circa 43.000 bolli chiudilettera suddivisi per soggetto.

· Collezione scatole di fiammiferi, sicuramente precedenti alle figurine, conservate in album d'epoca secondo la fantasia e il gusto del collezionista stesso

· Collezione di menu e segnaposti: Anche la tavola poteva essere decorata con piccole cromolitografie, utilizzate come menu e segnaposti. Di grande raffinatezza estetica sono quelli della ditta Liebig, di cui il Museo possiede la collezione completa costituita da 73 serie, emesse dal 1884 circa al 1911.

· Collezione album originali: stampati dalle varie ditte per la raccolta delle serie, spesso forniti di didascalie ricche di informazioni su svariati argomenti.

· Collezione di calendari: anch'essi utilizzati come veicolo pubblicitario e ricchi di immagini a colori. Si trovano in formati differenti: i più particolari sono sicuramente quelli che ebbero nel salone del barbiere il loro maggior punto di diffusione. Questi calendarietti, che pubblicizzavano spesso prodotti da toilette, erano caratterizzati dall'avere pagine profumate e in molti casi soggetti di castigato erotismo.

· Collezione di figurine: Il boom della figurine italiane è avvenuto in questo secolo. A partire dal 1925 circa, infatti, furono emesse numerose serie, spesso fotografiche, dedicate soprattutto ai campioni dello sport e ai divi del cinema. Un fenomeno rilevante fu quello che avvenne tra il 1935 e il 1938, legato ai concorsi a premio che incrementarono il collezionismo distribuendo ricchi premi a chi consegnava album completi di figurine trovate nei loro prodotti. A questo proposito è famoso l'episodio del Feroce Saladino, figurina rarissima a causa di un ritardo nella consegna del bozzetto da parte del disegnatore, che consentiva di completare un album della Perugina-Buitoni legato alla trasmissione radiofonica "I Quattro Moschettieri". Completando 150 album si vinceva una automobile FIAT 500. Nel 1937 il Governo fu addirittura costretto a regolamentare i concorsi perché numerose ditte ricorrevano al trucco della figurina rara per non dover distribuire premi in realtà di eccessivo valore. In seguito le figurine conobbero un periodo di decadenza, già iniziato nel resto del mondo all'avvento della I guerra Mondiale. È solo negli anni '50 che si ha una ripresa. Proprio in questo periodo nasce la figurina "moderna", ancora in uso ai giorni nostri: svincolata dal legame con la pubblicità e distribuita in edicola assieme ad appositi album corredati da didascalie, essa acquista una propria autonomia di mercato. All'inizio degli anni '60 nasce l'azienda Panini, che dopo un primo periodo "pionieristico", riesce a portare la produzione e commercializzazione di figurine a livelli industriali tali da farle diventare un fenomeno mondiale.

· Collezione Tagliavini - Roccatagliati di periodici italiani: La collezione è costituita da circa 514 periodici italiani per ragazzi che vanno dal 1812 agli anni '50 del Novecento. Il primo periodico per ragazzi che apparve in Italia, nel 1812, fu "L'amico dei fanciulli".e , si ispirava ai modelli francesi. Gli avvenimenti storici ne causarono una breve esistenza, che ebbe comunque il merito di attirare l'attenzione su un nuovo strumento di istruzione. Fu comunque solo dopo vent'anni che cominciarono a comparire numerose testate. Al 1898 risale "Novellino", il primo giornalino interamente a colori. Dagli esordi agli anni '50 sono apparse sul mercato circa trecento testate. Un fenomeno sorprendente se si considera lo stato di analfabetismo e di indigenza in cui versava il nostro paese.
Organizza inoltre mostre tematiche anche su richiesta.

Fonte: redazione locale di Modena

Foto del Museo della Figurina
 

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