Luoghi

Museo del castagno

Castel del Rio - ? Palazzo Alidosi Via Montanara, 1

Museo del castagno

Ingresso

Prezzo di ingresso: € 1.00
gratuito per i ragazzi fino a 18 anni

Orari:

Aperto tutto l'anno
Aperture: Domenica e giorni festivi ore 14-18 gli altri giorni su prenotazione. Possibilità di visite guidate;

Contatti

Telefono: +39 0542 95906
FAX: +39 0542 95313

Castagno, storia e cultura della montagna dimenticata
Nelle sale di Palazzo Alidosi, a Castel del Rio, "città del castagno", sulle suggestive colline imolesi, sono raccolti i segreti della cottura e lavorazione di un frutto per molto tempo considerato il “il pane dei poveri”.

Il monumentale palazzo-fortezza fu costruito per volere del cardinale Francesco Alidosi all’inizio del XVI secolo, forse su progetto del Bramante, amico del cardinale, o di Francesco da Sangallo. Il progetto, che prevedeva una massiccia struttura a pianta quadrata circondata da un fossato difensivo, non fu però mai completato a causa dei debiti contratti, e i lavori si conclusero con la realizzazione di due soli dei quattro bastioni previsti.

Il museo rappresenta un’occasione di incontro con la natura, la cultura e la storia dell’alta Valle del Santerno, incentrata sul frutto del castagno, in particolare il prelibato marrone di Castel del Rio che vanta il riconoscimento Igp (Indicazione geografica protetta) dell’Unione Europea. I marroni sono ben diversi dalle più comuni castagne. In primo luogo si distinguono per il gusto: più dolci e profumati, esaltano gli aromi e i sapori del bosco. Il marrone ha poi una pezzatura maggiore della castagna, tanto è vero che un riccio racchiude al massimo due tre frutti. Infine è protetto da una buccia bruna e da una sottile pellicina che possono essere asportate con estrema facilità, operazione quasi impossibile con le castagne.

Tutta la bontà dei marroni si assapora pienamente in autunno, ma - come viene illustrato da pannelli ed appositi attrezzi presenti nel museo - la sapienza delle popolazioni montane ha elaborato un procedimento tutto naturale per conservare fino a primavera la squisitezza dei frutti. Per circa 8 giorni si immergono i marroni in acqua, in modo da provocare una leggera fermentazione; i frutti vengono poi fatti asciugare in locali ben aerati e raccolti in sacchetti di rete. Il museo è organizzato per essere un percorso didattico accessibile a tutti, ai cittadini, ai turisti, ai giovani, agli insegnanti, agli enti e alle associazioni che si occupano di tempo libero, di ambiente e di territorio. Lo scopo è infatti portare a conoscenza di un vasto pubblico le caratteristiche naturali di questo albero, i suoi valori economici e culturali; divulgare quel mondo un po’ misterioso che sta dietro al castagno ed ai suoi frutti.

Il museo parte dalla descrizione dell’ambiente in cui si sviluppa il castagno per passare alle caratteristiche peculiari dell’albero e all’evoluzione storica del suo incontro con l’uomo, attraverso pannelli corredati da testi, fotografie e disegni, vecchi attrezzi da lavoro e materiali vari; in mostra anche parti della pianta, i suoi prodotti e i campioni del terreno su cui vive. Si parte quindi dalla descrizione del suolo su cui crescono i castagni, le “arenarie” - rocce sedimentarie stratificate - dalla cui disgregazione si origina il manto sabbioso su cui si sviluppano i boschi di castagno; si prosegue poi con la descrizione degli oggetti e dei pannelli presenti lungo il percorso. Il castagno è un albero importato: la leggenda vuole che la diffusione su questi monti sia stata opera di Matilde di Canossa durante il Medioevo e pertanto la sua presenza è dovuta principalmente all’azione dell’uomo.

Le pinze per i ricci, le pertiche per "battere"
Solo una pianta ben curata darà infatti buoni frutti. Ecco dunque descritte le varie fasi di lavorazione collegate alla coltura: la pratica dell’innesto eseguita sugli alberi selvatici, la potatura e gli attrezzi che venivano un tempo utilizzati, le “pinze” per la raccolta dei ricci e infine le “pertiche”, lunghi bastoni per battere i castagni e far cadere i ricci ancora chiusi. Poi i vari contenitori: il carnél per la raccolta e la vajola, cesto in vimini per la separazione dei marroni dalle castagne; il “bruciatore” per arrostire i marroni; la “vassura” per la pulitura delle castagne secche. Un pannello descrive gli essiccatoi dotati di solaio di essiccazione, graticcio e camera del fuoco.

A metà del ‘900 è iniziata la crisi della castanicoltura, ma con la costituzione nel 1985 del Consorzio Castanicoltori di Castel del Rio e il marchio Igp assegnato per le speciali caratteristiche organolettiche del frutto, la castanicoltura è risorta e il marrone da “pane dei poveri” è diventato un prodotto di lusso.

Una splendida occasione per visitare il museo, conoscere l’ospitalità del paese e degustare questo prelibato frutto sono le quattro domeniche di ottobre durante le quali si svolge dal 1965 la Sagra del Marrone di Castel del Rio con il tradizionale mercato. Per tutta la durata della manifestazione gli stand allestiti in piazza propongono specialità a base di marroni: sono distribuiti i brusè (marroni arrostiti), castagnaccio, frittelle, capaltèz (cappellacci), marroni al rhum e altri squisiti dolci in tema. Lo stesso Palazzo Alidosi ospita altri due musei che vale la pena di ricordare: quello della Guerra-Linea Gotica con oltre 1600 pezzi, alcuni dei quali particolarmente rari e pregiati e il Museo Etnografico Didattico, dedicato alle botteghe artigiane del fabbro, del calzolaio e del bigonciaio, ossia il costruttore dei “bigonci”, recipienti un tempo utilizzati in varie operazioni del ciclo del vino.

Fonte: musei del gusto dell’Emilia Romagna

Foto di Lorenzo Baldini in CC
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