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Istituto Nazionale di Apicoltura

Bologna - via di Saliceto, 80

Istituto Nazionale di Apicoltura

Ingresso

Ingresso gratuito

Orari:

Chiusure: sabato, domenica, festivi e mese di agosto.; Aperture: Visite solo su appuntamento. Lun. - giov. 9-12 e 15-18; ven. 9-12;

Contatti

Telefono: +39 051 353103
FAX: +39 051 356361
www.inapicoltura.org

La casa delle api svela tutti i segreti del miele
A Bologna, nella sede dell’Istituto nazionale di apicoltura, c’è una ricca esposizione di arnie e attrezzi usati in passato per l’allevamento di questi preziosi insetti. Un interessante percorso didattico e sensoriale.
L’Istituto Nazionale di apicoltura di Bologna offre una curata esposizione di usi e costumi legati al “nettare degli dei” e, non a caso, sorge proprio nel territorio che vide nascere l’apicoltura moderna.
La parola miele sembra derivare dal termine “ittita melit” e per millenni ha rappresentato per l’uomo l’unico alimento zuccherino concentrato.
In Egitto era molto apprezzato, come dimostrano i vasi rinvenuti nelle tombe dei faraoni, dove il prodotto, ermeticamente chiuso, si conservava perfettamente. Gli egizi lo usavano anche nella cura dei disturbi digestivi e per la preparazione di unguenti medicali.
I sumeri lo impiegavano per creme a base di argilla, acqua e olio di cedro; i babilonesi per cucinare, mentre i greci lo consideravano il “nettare degli dei”. Nella pianura padana, in Emilia-Romagna in particolare, l’allevamento delle api è da sempre praticato, e proprio qui, tra fine ‘800 e inizio ‘900, furono gettate le basi per l’apicoltura moderna. Non è un caso, quindi, che a Bologna si trovi l’Istituto nazionale di apicoltura, sede del museo dedicato a questo prezioso alimento. Anche se le prime tracce di arnie costruite dall’uomo risalgono al sesto millennio, soltanto con l’invenzione dell’arnia a favo mobile, ideata da Giovanni Dziezon, parroco di Karlsmarkt (Islesia), l’allevamento delle api diventa una pratica razionale.
Questo modello, infatti, permette una più agevole estrazione dei favi appesi su supporti, senza alcuna distruzione e uccisione degli insetti; un esemplare di quest’arnia, che segna un passaggio storico per l’apicoltura, è in mostra al museo insieme ad altri numerosi modelli, impiegati nei secoli passati, poi sostituiti da tipi più razionali che hanno però mantenuto gli stessi principi di uso e funzionamento.
Si tratta di strutture costruite con i materiali più vari, che gli apicoltori trovavano in loco. La mostra testimonia la fantasia e l’ingegno dei nostri antenati come, ad esempio, l’arnia romagnolo-marchigiana, caratteristico esempio di adattamento locale del tipo americano, o ancora un’arnia in corteccia di sughero, di probabile origine sarda, e un’altra di tufo; siciliana è invece quella villica dei primi del ‘900, realizzata in corteccia di ferula.
Il pezzo forte della collezione è il magnifico smielatore modello Rauschenfels della seconda metà dell’800, ancora funzionante, uno dei primi usati in apicoltura. All’interno del museo sono esposte diverse attrezzature, tra cui le gabbiette per il trasporto e la spedizione di api regine, l’affumicatore per tranquillizzare gli insetti e gli strumenti per l’introduzione delle celle reali. Molto suggestivi i modellini in legno di apiari ispirati alle tradizioni regionali italiane, che fanno vedere al visitatore piccoli spaccati di villaggi del secolo scorso.

 

Una struttura punto di riferimento in Italia
L’Istituto nazionale di apicoltura (INA) fu fondato nel 1933 per promuovere, incrementare e valorizzare le produzioni apistiche grazie al consiglio provinciale delle Corporazioni di Bologna, la Confederazione nazionale degli agricoltori e la regia Università della città felsinea. Successivamente, il ministero dell’Agricoltura e delle Foreste ha sostenuto quasi tutti gli oneri funzionali per l’attività di questa struttura che oggi è diventata il principale punto di riferimento in Italia per i problemi e le tematiche dell’apicoltura.
Al momento della sua fondazione sorgeva all’interno dell’istituto di Zoocolture della facoltà di Agraria dell’Università di Bologna; nel 1997 fu realizzata una nuova sede, sempre nel capoluogo emiliano, finanziata dal Ministero per le Politiche agricole e provvista di strutture innovative e laboratori. Dal 1981 l’istituto dispone anche di un’unità operativa a Reggio Emilia, presso la facoltà di Agraria dell’Università di Bologna (corso di laurea in Scienze della produzione animale), adibita a centro di selezione dell’ape Ligustica (l’ape autoctona italiana) e laboratorio di inseminazione strumentale delle api regine. Si tratta del primo centro nazionale specializzato in questa tecnica e nella sua applicazione per i programmi di selezione genetica. Nel tempo, ha instaurato proficui rapporti di collaborazione con altri enti di ricerca per la realizzazione di studi relativi alla gestione di piani di profilassi territoriale e del servizio diagnostico. Nel 2004 l’Istituto entra a far parte del Cra, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, con i seguenti compiti:

  • conservazione e selezione dell’ape italiana (Apis mellifera ligustica) e tutela della razza sicula;
  • controllo sulla sanità degli allevamenti apistici;
  • valorizzazione delle produzioni (caratterizzazione e qualificazione dei prodotti);
  • analisi economiche e di mercato connesse alla produzione di miele e degli altri prodotti dell’alveare;
  • rapporti tra ape e ambiente (biomonitoraggio e apidologia).


Conoscere e gustare il nettare degli dei
I mieli dell’Emilia-Romagna sono prodotti in due grandi areali: la pianura padana, caratterizzata dalle fioriture di leguminose, prima fra tutte l’erba medica, e la fascia appenninica, ricca di piante nettarifere, tra cui primeggiano lupinella, sulla, castagno, rovo, pruno selvatico e, più in alto, mirtillo ed erica.
Numerosissimi sono i tipi di miele in commercio ed ognuno porta con sé le caratteristiche della fioritura dalla quale prende vita: quello di castagno, ad esempio, è uno dei più apprezzati per il suo gusto deciso e il retrogusto amarognolo. Al contrario, il miele di erba medica è molto delicato, quasi neutro e spesso di colore molto chiaro. Per apprezzare le qualità del miele, bisogna saperlo degustare e riconoscere. Proprio con questo scopo, da più di vent’anni l’INA organizza corsi di formazione: di primo livello (corso di introduzione all’analisi sensoriale) aperto a tutti, e di secondo livello (corso di perfezionamento in analisi sensoriale del miele), riservato a chi ha partecipato al primo corso e che si conclude con un vero e proprio esame di idoneità al ruolo di degustatore.
Al termine del percorso formativo si può entrare a far parte dell’albo nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele. I corsi si svolgono a gennaio e a novembre di ogni anno. Il museo ospita spesso scolaresche, con percorsi studiati per le diverse esigenze didattiche. L’INA organizza inoltre incontri e seminari a tema come quello su “Abbinamento di miele con salumi e formaggi”.

Fonte: Musei del gusto dell’Emilia Romagna

Foto archivio di Aptservizi

 

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